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Da L'Unità...11.02.2006 L'Udc e il Ceausescu di Termoli di Enrico Fierro Questa è una storia di provincia. E del potere di una moderna satrapia che ha trasformato una tranquilla cittadina di mare in una piccola Bucarest italiana. Con il suo Ceausescu e la sua Elena, artefici di uno spietato sistema di potere. Pugno di ferro con i nemici, favori agli amici fedeli. Appalti, lavoro, salute, fortune e sfortune, vita e morte: tutto passava attraverso il «gattone» e sua moglie. Il sindaco-deputato e la «generalessa», padrona assoluta dell'ospedale che la città ha voluto benevolmente dedicare a San Timoteo. Accade a Termoli, il regno di Remo Di Giandomenico (nella foto) e di Patrizia De Palma.
La «dottoressa» per i fornitori di materiale sanitario, che per anni hanno sperimentato la sua insaziabile avidità. Viaggi intercontinentali di lusso, alberghi, cene. Bisognava mettere mano al portafogli per entrare nel business del dolore. Lui, il marito, è sindaco da una vita e deputato dell'Udc da cinque anni. Lo chiamano il «gattone» perché ascolta, vede, sente, sa, e sul volto ha sempre la stessa espressione. Immobile. «Se sugli spaghetti non c'è il formaggio li mangiamo lo stesso», disse commentando la legge proporzionale senza preferenze. Ora, l'onorevole ha poco da ridere. Sua moglie è in galera, con lei mezza Asl di Termoli finita «nelle mani di una associazione per delinquere». Lui è accusato di «aver avallato, promosso e sostenuto le iniziative criminose» della sua Patrizia e di aver «costretto alcuni imprenditori del Nord, interessati ad un inceneritore a Termoli, a pagare una tangente del 20-30%». Il suo regno è sommerso dalle 750 pagine dell'inchiesta firmata dal procuratore di Larino, Nicola Magrone, e dalla pm Anna Armagnini. Undici arresti, 23 incriminazioni: tutto sottoscritto dal gip Roberto Veneziano. L'immagine sua e del partito dell'amico Pier Ferdinando Casini sporcata dalla accusa più infamante rivolta alla moglie: aver fatto aborti clandestini, alcuni oltre il quarto mese di gravidanza. Ma l'onorevole non rinuncia alla candidatura alla Camera. «È una montatura. Gli avvocati e io, attraverso il mio ruolo politico, smonteremo questo teorema privo di prove». «Black Hole», buco nero, il nome dell'inchiesta. Un pozzo senza fondo nel quale sono finiti, insieme ai soldi della sanità, la moralità di medici, dirigenti pubblici, uomini politici. L'affare era la regola. La salute della gente contava meno di zero. «A me non me ne frega niente dei molisani, io non sono di qui, mio marito fa il politico del cazzo e io ho la cittadinanza americana e non l'ho mai votato…», parole della dottoressa in un momento d'ira. Si arrabbiò a morte, Patrizia De Palma, anche il giorno in cui si accorse che la poltrona di primario di ginecologia all'ospedale di Termoli (per anni dominio del padre Vito) stava per essere assegnato ad un altro medico, Arnaldo Picucci. Che aveva tutti i titoli per aspirare al posto. Ma il concorrente venne blandito, pressato, minacciato. Terrorizzato, fu costretto a lasciare: «Mi chiudevo a chiave nello studio per paura di essere aggredito». Cosa che capitò, invece, al dottor Bernandino Molinari, che ebbe la cattiva idea di difendere le ragioni del suo collega. Un giorno, la dottoressa e suo fratello Nicola - che fa l'autista dell'onorevole Di Giandomenico e in città chiamano «Nick manopesante» - piombarono in ospedale e per il dottore furono pugni, calci e sputi. Davanti a tutti. Infermieri e ammalati. La dottoressa non viene mai sospesa dalla Asl, che invece la premia inviandola negli Usa per corsi di aggiornamento. Paga il contribuente e la cartella numero 6 sparisce. «Con un colpo di mano», la «generalessa» si insedia nell'ospedale e con altri, medici e dirigenti della Asl, costruisce «un'associazione per delinquere brutale, aggressiva, onnipotente», c'è scritto nelle carte dei magistrati. Il suo carattere di «persona mai paga della propria condizione di privilegio, e come tale desiderosa di affermare sempre più marcatamente la propria attitudine a soggiogare l'altrui volontà» domina su tutti. Con minacce di trasferimenti, punizioni, licenziamenti. «Quello lo dobbiamo gambizzare», dice (ma «scherzosamente», precisa il suo legale) di uno che non gli ha fatto un favore. E dove non arriva lei arriva Remo, l'onorevole marito. Quando due anni fa i carabinieri scoprono che un ecografo portatile scomparso dall'ospedale è finito nello studio privato abusivo della dottoressa, l'onorevole fa un inferno. Minaccia l'Arma di sfratto, presenta interrogazioni parlamentari contro il capitano Fabio Moscatelli, difende la moglie: «È una scienziata, ha lavorato con Veronesi». Lei, Patrizia, apprezza commossa: «Remo Di Giandomenico ha dimostrato di avere le palle, perché ha avuto il coraggio di mettersi contro i carabinieri che mi hanno accusata e non gli ha leccato il culo…». Linguaggio da scienziata per lei. Statura da statista per l'onorevole marito. Trasferimento in Kosovo per il comandante dei carabinieri che fa le indagini. Alla Asl e all'ospedale, le relazioni per l'acquisto di macchinari venivano fatte fotocopiando le schede tecniche della Formedical e della Medical, che vincevano sempre. «La Formedical - si legge in una relazione dei Carabinieri - ha fornito dispositivi medici scaduti di validità, protesi ed altro…». Si compravano macchinari che costavano il doppio, si riempiva la farmacia dell'ospedale di medicinali che già c'erano. I rappresentanti erano raggianti. «Dottoressa, senza di lei sarei un uomo finito», le dice Ettore Folcando della Formedical. Flebo, siringhe, guanti, speculum, fogli per i pap test, un carrello per reggere un ecografo, finivano nello studio privato della dottoressa a San Severo, in Puglia, «un luogo anonimo e clandestino». La dottoressa, che per legge non poteva esercitare l'attività privata, lavorava in proprio. «Ho speso fior di quattrini in quello studio», rivela una paziente. Una delle trenta che settimanalmente facevano la fila per la visita: 80 euro per le nuove clienti, 60 per le vecchie, 150 per una spirale. Sempre senza ricevuta. Qui si praticavano gli aborti più facili, quelli più complicati venivano fatti a Termoli, nell'ospedale dove non c'è il reparto di interruzione volontaria della gravidanza. I medici sono obiettori, come la dottoressa De Palma. Che vanta amicizie eccellenti. Casini («conosco la zia»), Rocco Buttiglione, che la difende per la vicenda dell'ecografo scomparso, finanche Luca Cordero di Montezemolo. C'è da comprare un ecografo tridimensionale (costo 200mila euro), l'ospedale ha problemi e lei dice che l'acquisto lo farà il suo amico presidente di Confindustria. «Anche Remo lo conosce». Ma Montezemolo, sentito dai carabinieri, è categorico: «Non ho mai conosciuto la dottoressa De Palma, né suo marito». A Termoli pagavano tutti. Esterino Policella, che ha l'appalto della mensa e del bar dell'ospedale, più una serie di affari immobiliari in città, versa 180mila dollari in una banca Usa per una casa che la coppia Di Palma- Di Giandomenico vuole acquistare in Arizona. Lo fa violando la legge, spezzettando i versamenti e facendoli firmare a suoi uomini di fiducia. Soldi all'estero, anche in Sudafrica. È qui che Pasqualino Cianci, un professore di inglese diventato deus ex machina del Cesad, un centro sanitario finanziato dalla Asl e dal Comune di Termoli, racconta di essere andato. Perché «doveva far rientrare in Italia, per conto di politici, capitali frutto di tangenti e che dell'intera vicenda erano a conoscenza l'on. Di Giandomenico, tale Raf, referente estero, e tale Taglierini di Roma…». La carriera di Cianci, però, finisce presto: l'8 marzo del 2002 lo arrestano, è accusato di aver strangolato la moglie, oggi è in galera e la storia delle tangenti sudafricane è venuta fuori durante il processo. Ma il Cesad sopravvive, grazie al frenetico attivismo della dottoressa De Palma. È una macchina mangiasoldi. In collegamento con l'Istituto dei tumori di Milano, fa screening sulle donne del Molise. La sua attività si sovrappone a quella di «Mimosa», una struttura che praticamente fa le stesse cose e che è finanziata dal ministero della Salute e dalla Regione. Le analisi del Cesad vanno a Milano e costano 15 euro, quelle di Mimosa le fanno in Molise e costano 10,13 euro. Quando il dottor Sante Romito, coordinatore del progetto Mimosa, parla col presidente della Regione, Michele Iorio (Forza Italia), di questa sovrapposizione e dello spreco di risorse pubbliche, riceve una risposta imbarazzante: «Non posso intervenire, meglio non alterare equilibri». Quale fossero questi delicati equilibri - scrivono i magistrati - «è chiaro: la Asl 4 spettava al gruppo De Palma-Di Giandomenico, cosa loro, nessuno avrebbe potuto interferire». auguri a tutte le donne che si illudono di viver felici solo in questo giornoMario Venuti e Arancia Sonora
UnAltroPostoNelMondo
...vorrei sbattere contro un muro di gomma...e al contatto tirare fuori le ragioni insensate che ho dentro.rimarrebbero lì.incastrate nel materiale.non le saprebbe nessuno.ma non le avrei più io sola.sei così inimagginabilmente lontano dal riflesso che ho di me..così lontano..colpa delle colpe.bugia cattiva.viscida.ma la decisione è presa.tutto qui.punto. 3月2日 in questa sera un po' così...
sibilla..."Forse, più ancor di lui ero io stata disumana. Perchè l'umanità che avevo mortificata in me tutto quel tempo di dedizione, era più ricca della sua. Tanto ricca che aveva assistito al proprio strazio senza interiormente impoverirsi. Egli scorgeva in me soltanto i gesti, il pianto, le mani che supplicavano, il corpo che si offriva pronto ad esser spezzato, e non quello che in me egli non poteva distruggere" Io non possoIo non posso darti di più Non sono più di quello che sono. Ah come vorrei essere sabbia, sole in estate! Che ti sdraiassi rilassata a rilassarti. Che mi lasciassi il tuo corpo quando te ne vai, orma, tenera, tiepida, indimenticabile. E che con te se ne andasse su di te, il mio bacio lento: colore, dalla testa ai piedi bruno. Ah come vorrei essere vetro, o stoffa o legno che conserva il suo colore qui, il suo profumo qui, e nacque a tremila chilometri! Essere la materia che ti piace, che tocchi tutti i giorni e che vedi già senza guardare vicino a te, le cose -collana, boccetta, seta antica - di cui, quando senti la mancanza chiedi: "Ah! dov'è?" A come vorrei essere un'allegria fra tutte, una sola, l'allegria di cui ti rallegri tu! Un amore, un amore solo: l'amore di cui tu ti innamoreresti. Però non sono più di quello che sono. Pedro Salinas In ogni cosa ho voglia di arrivareIn ogni cosa ho voglia di arrivare
sino alla sostanza. Nel lavoro, cercando la mia strada, nel tumulto del cuore. Sino all'essenza dei giorni passati, sino alla loro ragione, sino ai motivi, sino alle radici, sino al midollo. Eternamente aggrappandomi al filo dei destini, degli avvenimenti, sentire, amare, vivere, pensare, effettuare scoperte Boris Pasternak |
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